App e accesso ai dati personali: sicuri di sapere tutto?

Le app sono la vera forza di smartphone e tablet, tanto da averne decretato la supremazia sui vecchi telefoni cellulari in tempi che ormai neanche ci ricordiamo, ma che non sono poi così lontani. E cosa ancora più importante, le app sono quasi tutte gratis! Quindi perché non utilizzarle, quando tra l’altro offrono un sacco di servizi diversi e utilissimi? Sarebbe in effetti da pazzi non approfittarne.

Peccato ci sia un grosso “ma” in tutto questo, che sta proprio nella gratuità delle app: creare e mantenere strumenti di questo tipo ha costi spesso molto alti, specie per quelli più famosi e complessi. Ma allora se non si pagano e costa così tanto realizzarli, come fanno economicamente a sostenersi?

Se è vero che molte app prevedono la presenza di annunci pubblicitari al loro interno, piuttosto che la possibilità di effettuare acquisti in-app (una costante soprattutto per i giochi), la realtà è che, chi più chi meno, esse sfruttano i dati personali degli utenti a cui richiedono di accedere in fase di installazione, spesso come requisito obbligatorio per poterle utilizzare.

“Vuoi utilizzare la nostra app? Bene, allora consentici l’accesso a rubrica, contatti, messaggi, foto, geo-posizione, ecc…”

Tralasciando i modi in cui le app e i servizi web in generale monetizzano sui dati personali (cosa che richiederebbe una lunga trattazione a parte), il Garante per la Privacy saggiamente ci ricorda che alcune informazioni raccolte dalle app potrebbero finire automaticamente online anche senza il nostro consenso esplicito, rivelandole a terzi. Ecco quindi alcuni punti da tenere sempre bene a mente:

Geolocalizzazione

Tanto utile quando non conosciamo la strada, quanto potenzialmente dannosa: se attiva mentre si usa ad esempio un social network è possibile far sapere involontariamente a tutti la propria posizione.

Fitness

I dati degli allenamenti e dello stato di salute possono essere a volte trasmessi a terzi con finalità non sempre trasparenti.

Market non ufficiali

Capita a volte di rivolgersi a piattaforme non esattamente ufficiali per il download di una app. Cosa però che tende a mettere in serio dubbio l’affidabilità della fonte, esponendoci al rischio di scaricare involontariamente virus e malware.

Minori

Saranno anche più ricettivi alle novità e impareranno anche più in fretta degli adulti, ma in fatto di nuove tecnologie i più piccoli restano la frangia meno consapevole e più esposta ai rischi di raccolta e diffusione incontrollata di dati personali.

È perciò sempre bene tenere presente tutto ciò e quindi di non svendere i nostri dati personali, cercando di capire quanti e quali dati la app andrà a raccogliere, come intende utilizzarli, se presenta una privacy policy, e se richiede o meno dati che in realtà non sono necessari rispetto ai servizi offerti. In alcuni casi, non installarla potrebbe essere la scelta giusta.

 

Fonte: garanteprivacy.it/app

Tags

Servizi CPT